Di Acqua Dolce

Esistono diversi tipi di molluschi che vivono nei fiumi e nei laghi in grado di produrre le perle, non solo le ostriche.

Tradizionalmente  le più belle sono sempre state quelle coltivate in mare anche se da circa una ventina d’anni le colture d’acqua dolce hanno raggiunto un’ottima qualità.

In Cina le perle di acqua dolce vengono raccolte fin dal XIII° secolo.

“Le perle di acqua dolce sono meno brillanti delle perle Akoya di acqua di mare, e inoltre non sono di forma rotonda. Tuttavia, esistono in una varietà di forme e colori naturali, sono meno costose delle perle di acqua salata, per questo motivo vengono usate tantissimo dalle ragazze giovani e sono molto sfruttate da designers e stilisti.”

Questa citazione poteva avere la sua valenza fino a circa 20anni fa ma, con le attuali tecniche, non è più cosi reale o almeno non tutto.

Le maggiori coltivazioni di perle di acqua dolce si trovano in Cina.

La tecnica di coltura non prevede un innesto di nucleo organico ma bensì, nei molluschi di età compresa tra i 6 e i 12 mesi, vengono praticate delle micro incisioni del mantello, dove vengono inseriti dei frammenti di mantello di un mollusco donatore, caratteristica questa che fa si che  siano composte interamente di madreperla. Per  questo motivo rimangono belle più a lungo nel tempo subendo  meno l’usura rispetto alle perle nucleate-(giapponesi)
All’inizio in un mollusco in genere venivano praticate da 12 a 16 inserimenti, una volta eseguita questa operazione il mollusco veniva riposto nel suo ambiente per 2-6 anni, arco di tempo nel quale sarebbero state prodotte dalle 24 alle 32 perle contemporaneamente.  Le perle così prodotte erano di intera perlagione ma non avendo un nucleo sferico raramente la forma risultante era rotonda.

Quando io ho iniziato a lavorare le perle di acqua dolce o di fiume erano di due tipi molto diversi tra loro, piccole e di forma allungata, molto simili al chicco di riso, venivano infilate soprattutto in più fili a torchon, oppure grandi molto irregolari e di vari colori,  le barocche o scaramazze, che avevano davvero delle forme particolari ma delle luminosità e cambi di colore affascinanti.

Verso la metà degli anni ’90 ci fu la svolta, il salto di qualità. Venne cambiato il tipo di mollusco e si iniziarono a praticare meno inserzioni, in media 5 per mollusco. Si ottenne cosi un risultato migliore in termini di qualità e rotondità della madreperla, raggiungendo negli ultimi anni una qualità tale da eguagliare quella delle perle di acqua di mare. Infatti oggi risulta davvero difficile la distinzione tra le due diverse colture se non fosse per il prezzo: le produzioni cinesi mantengono sempre un prezzo più basso.
Nell’arco di una quarantina d’anni in pratica si è passati da mini perline irregolari simili ai chicchi di riso a perle belle, luminose e perfettamente sferiche che raggiungono qualche volta i 16mm facendo concorrenza a quelle australiane.(Tratterò più avanti anche questo argomento)

Anche i giapponesi hanno tentato di cimentarsi in questo tipo di coltura riuscendo a produrre delle perle di acqua dolce nucleate di grandi dimensioni e altissima qualità, ma si son dovuti arrendere alle difficoltà causate dall’inquinamento presente nei loro laghi, chiudendo definitivamente la produzione nel 2006.

 

Per concludere, la tecnica usata per le perle di acqua dolce produce delle perle interamente di madreperla, come in natura, migliorandone però l’aspetto estetico e donandole una luce perfetta per illuminare una donna.

 

 

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